~ La famiglia di Elisa ~
La famiglia è il punto di partenza di tutto ciò che facciamo.
La nostra non è un’idea astratta, ma una presenza quotidiana, fatta di tempo condiviso, responsabilità e attenzione reciproca. È lì che abbiamo imparato a osservare senza intervenire, a riconoscere il valore di ciò che accade anche quando non è dichiarato. Questo principio guida il nostro lavoro.
Siamo una coppia nella vita e nel racconto. Costruire una famiglia insieme ha definito il nostro modo di guardare il mondo e di misurare ciò che conta. Il nostro sguardo nasce da questa esperienza: consapevole, essenziale, orientato alla durata più che all’immediato.
La natura accompagna questo percorso come riferimento costante. Nei suoi cicli riconosciamo dinamiche familiari: crescita, mutamento, continuità.
Osservarla ci ha insegnato a rispettare i tempi, ad accettare l’imperfezione, a distinguere ciò che resta da ciò che passa.
Quando raccontiamo un matrimonio, raccontiamo prima di tutto una famiglia che si trasforma.
Ci interessa osservare come le famiglie degli sposi si incontrano, si confrontano, ridefiniscono i propri equilibri.
Genitori, figli, nonni, fratelli: presenze che danno struttura alla giornata e ne determinano il significato.
~ I pro, pro zii di Elisa ai piedi del Sassolungo, 1955 ~
~ I genitori di Elisa ~
Non interveniamo sull’andamento degli eventi perché crediamo che ogni giornata abbia già una propria struttura.
Il nostro compito non è modificarla, ma comprenderla. Arriviamo in punta di piedi, osserviamo, restiamo presenti.
Seguiamo ciò che accade con attenzione e continuità, lasciando che il tempo faccia il suo lavoro, senza accelerarlo né correggerlo.
Registriamo il ritmo reale delle ore, fatto di attese, passaggi e momenti che non chiedono di essere messi in evidenza.
Ci interessano le relazioni così come si manifestano, i rapporti di prossimità e distanza, i silenzi, le pause, i cambi di direzione.
Ogni elemento contribuisce a definire l’equilibrio della giornata e a darle senso.
La scelta di utilizzare pellicola 35mm e VHS nasce da questa stessa visione. Sono strumenti che accettano il limite, il tempo e la materia. Come la memoria familiare, non cercano la perfezione, ma la permanenza.
Nel corso degli anni, questo progetto si è definito attraverso incontri con persone che condividono la stessa attenzione verso i legami umani. Insieme continuiamo a costruire un linguaggio visivo che mette la famiglia al centro, non come tema, ma come struttura.
~ I genitori di Romano ~
~ Nel collage qui a fianco ci sono i nonni di Romano, suo pro zio, suo padre e i suoi zii ~
Crediamo che il valore di un’immagine non sia immediato, ma si definisca nel tempo. È con il passare degli anni che una fotografia o un fotogramma rivelano il proprio peso, quando smettono di essere oggetti visivi e diventano strumenti di memoria. Come accade nelle famiglie, ciò che rimane non è ciò che cerca attenzione, ma ciò che continua a essere presente, anche in silenzio.
Raccontare famiglie significa assumersi una responsabilità: osservare ciò che dura e registrare ciò che cambia. Significa riconoscere le trasformazioni senza enfatizzarle, accettare le continuità senza celebrarle. Il nostro lavoro si colloca in questo spazio, dove il racconto non serve a fissare un’immagine ideale, ma a costruire una traccia fedele di ciò che è stato vissuto.
Documentare una famiglia vuol dire restituire una forma al tempo, sapendo che quella forma verrà riletta, rivista e reinterpretata. Le immagini diventano così parte di una storia più ampia, capace di attraversare le generazioni, accompagnare i cambiamenti e mantenere un legame con l’origine.
È in questa durata che riconosciamo il senso del nostro lavoro.
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